lunedì 6 luglio 2009

Film balneari: "L'ombrellone", di Dino Risi

E' arrivata la stagione delle ferie, dell'aria aperta, ma anche dei film ad ambientazione marittima (che solitamente vengono sì girati d'estate, ma poi visti d'inverno).
Oggi ho scelto L'ombrellone, un film di Dino Risi del 1965, film di sapore vacanziero, ma al tempo stesso contrario a quella spensieratezza tipica delle aspettative dell'estate. L'ombrellone è un film noioso (da me positivamente inteso), lezioso e anche un po' critico nel costume, dove in fin dei conti emerge la depressione e la tristezza dell'uomo in vacanza, un professionista ingegnere (interpretato dal bravo Enrico Maria Salerno) che vive un week end a Riccione, travolto dal "banale" e dalla noia. Lode a Dino Risi che ha saputo riprodurre con le immagini il senso di distacco e di spaesamento dell'ingegnere, il suo goffo tentativo di sentirsi come gli altri, mentre la moglie fa gli occhi dolci ai bellimbusti della riviera (tra cui uno smagliante Lelio Luttazzi, al quale lo sceneggiatore De Concini assegna la provocatoria battuta "vado a lavorare". E chi conosce la filosofia di Luttazzi non può immediatamente non pensare a una provocazione) e Jean Sorel.
Il week end romagnolo sarà per Salerno un modo per riscoprire se stesso,per fare un bilancio, per uscire cambiato, dopo aver appurato il tradimento della mogliettina civettuola (Sandra Milo).
Risi riesce, forse memore del clima post-boom, a sintetizzare uno slogan mai detto: "Riccione=depressione". Ed è proprio questa malinconia esistenzialista che riscatta il film dalla banale commedia balneare, col risultato negativo però di non essere riuscito a delinearsi con chiarezza nei propri intenti. Nonostante però alcuni "vuoti" o sacche di uggia, L'ombrellone è un film amaramente sincero e diretto. Indimenticabile la scena di Salerno che si lamenta della scarsa varietà di pietanze dell'albergo, rimproverando al camerierino romagnolo di essere in "piena giornata di recupero", visto il propinarsi di polpettoni e zucchine ripiene.
Altrettanto indimenticabile è l'inizio del film, che ci ricorda cosa sia veramente Riccione il mese di agosto.
E notoriamente, anche Roberto Vecchioni in Livingstone, cantava in tono rassegnato: Lo so, può succedere a tutti...Di passare un'estate a Riccione.


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